Dipinti

Il museo possiede una importante pinacoteca, composta da oltre 130 dipinti, tra tele e tavole, che vanno dal XV al XX secolo. L’eterogeneità della raccolta riflette anche qui il gusto e la sensibilità artistica del fondatore, che ha messo insieme opere di diverso ambito e periodo, di diversa tipologia, quasi sempre di soggetto religioso. 

Presentiamo di seguito un’antologia dei dipinti ordinati per epoca:

Una grande tavola della metà del Quattrocento raffigurante S. Michele e il drago è stata accostata in passato ad Antonello da Messina che, secondo un documento notarile di cui si conserva il testo, doveva dipingere un gonfalone con questo soggetto per la confraternita dei Gerbini di Reggio Calabria. Va detto, però, che nonostante il rilievo comunque notevole dell’opera, gli storici dell’arte non vi riconoscono la cifra stilistica di Antonello e propendono per ricomprenderla nel Gotico internazionale, diffuso in molti Paesi d’Europa. Le analisi sui materiali e sui pigmenti condotte dall’ICR di Roma hanno confermato la datazione al Quattrocento. Un’incursione dei
Turchi a Reggio della fine del XVI secolo è la causa dello sfregio del volto dell’Arcangelo, poi ridipinto qualche anno dopo. Durante un restauro della Sovrintendenza di Cosenza nel 1974, si è deciso di eliminare l’intervento successivo, in quanto non originale.

È stata confermata l’attribuzione a Giovanni Bellini di una piccola tavola, sempre del Quattrocento, della Madonna con Bambino, pregevole per delicatezza e intensità. La Madonna è ritratta con le mani giunte in  atteggiamento adorante il Bambino che dorme, con il volto che esprime tenerezza e armonia. 

Un’altra grande tavola degli inizi del Cinquecento è quella che raffigura S. Francesco che riceve le stimmate, opera di Vincenzo da Pavia, allievo di Raffaello, che ha svolto nel Meridione parte della sua attività.

Ancora dello stesso ambito un piccolo bozzetto di forma ovale con Mosè che dà le tavole della legge al popolo ebraico, che raffigura la stessa scena presente nelle Logge Vaticane, precisamente nella IX volta, lì attribuita a Giulio Romano. Anche in questo caso, nell’impossibilità – allo stato – di risalire all’autore, non possiamo che rilevare la maestria della mano, che qualcuno riconduce addirittura proprio a Raffaello.

A cavallo del Seicento si colloca una tela attribuita a Ludovico Cardi, detto il Cigoli, con una Maddalena penitente.

Molte le tele del Seicento, tra le quali spicca un Sant’Andrea, di chiara influenza caravaggesca, forse riconducibile a Ribera, detto lo Spagnoletto. Allo stesso autore potrebbero essere accostati il Martirio di S. Bartolomeo e una Madonna Addolorata. Di ambito diverso, forse toscano, il S. Francesco di Sales. dipinto in cui colpisce la fattura elegante delle mani, mentre della scuola bolognese di Guido Reni è il S. Giuseppe con Bambino, quasi un omologo maschile della Madonna della tenerezza. Il modulo compositivo è quello dell’originale del maestro bolognese, conservato all’Emitage di San Pietroburgo. Legata alle forme del passato rinascimentale è la Madonna con Bambino di Giovan Battista Salvi, detto il Sassoferrato.

Il Settecento è rappresentato da dipinti del Conca (Estasi di S. Teresa e Sacra Famiglia con Sant’Elisabetta e S. Giovannino), del reggino Antonio Cilea (Madonna Addolorata) e altri di cui è incerta l’attribuzione, come la Madonna della Misericordia, comunque di provenienza locale.

Tra le opere dell’Ottocento spicca la grande tela di S. Luigi Gonzaga del napoletano Giuseppe Mancinelli.